Il canzoniere

 

Il Canzoniere, opera in versi di Umberto Saba, è suddiviso in tre parti: la prima comprende le poesie del periodo 1900-1920; la seconda quella del periodo 1921-1923; la terza quelle del periodo 1933-1947, con appendice di liriche del periodo 1948-1954.  

POESIE DELL'ADOLESCENZA E GIOVANILI (1900-1907)

In questo gruppo di liriche si nota l'interesse del poeta per figure e fatti della vita quotidiana, che,accanto ai sentimenti, stimolano la sua ispirazione e richiedono di riflesso un linguaggio semplice. Ciò non toglie tuttavia che a questo linguaggio umile si mescolino termini raffinati, tratti dalla frequentazione dei classici. 

La poesia di Saba non nasce da una reazione, ma all'affermazione di una personalità apparsa in un momento difficile della nostra letteratura. Queste liriche hanno così un preciso interesse, sul piano sia contenutistico sia formale e offrono un valido preludio all'opera futura.   

VERSI MILITARI (Salerno, 12° Fanteria, 1908)

Saba, con la sua poesia, si lega volentieri a luoghi e a date. L’esperienza militare ebbe per lui un’importanza essenziale, sia per la novità del fatto, sia per il contatto diretto con umili soldati italiani; uno stato d’animo rievocato dallo scrittore nella prosa Il sogno di un coscritto (1957). In queste pagine ricorda l’incontro d’anima con i commilitoni, nel momento in cui lo considerano uno di loro, uno come loro.

Questi sonetti furono improvvisati nel fervore di una vita attiva in cui egli era venuto a trovarsi, sottratto alle sue solite meditazioni. Saba prova ad immettersi nella vita di tutti, a vivere una vita collettiva, entro un’amalgama di caratteri, dialetti, condizioni, educazioni diverse. E’ un momento importante per lui.

Saba toglie al soldato che non fa la guerra il rivestimento eroico, ne scopre l’innocenza di bambino adulto; la vita di caserma, monotona e greve, indolente, a volta mortificante, accentuata dalla nostalgia della casa, della ragazza, è rappresentata con toni tutt’altro che sdolcinati. La vita militare rappresenta per Saba anche l’opportunità di un incontro che gli consente di sperimentare un test psicologico avendo a propria disposizione un ampio materiale sperimentale.  

LA CAPRA

Questa lirica è nota soprattutto per un verso:" in una capra dal viso semita". Questo non ha nessuna implicazione razziale positiva o negativa, ma è solo un verso visivo. L’animale richiama la situazione degli Ebrei, le persecuzioni, il lamento di tutta una razza.

La capra è legata, sola su un prato, bela, ma è sazia d’erba, quindi non ha bisogno di cibo. Il poeta avverte nel lamento triste dell’animale, lo stesso suo dolore.

La capra è una creatura che nel suo dolore soffre simbolicamente il dolore di tutti; il significato della lirica è dunque il dolore che accomuna uomini e animali.

L’adesione al mondo animale è esclusivamente in una dimensione dolorosa: nel lamento di una capra sola sul prato il poeta rinviene la legge di dolore che regola ogni altra vita e sente fraterna quella voce che testimonia il male di vivere. Proprio in questa fraternità, in questo legame che si instaura tra tutte le creature, perché soggette alla comune eterna legge del dolore, si basa la poesia di Saba.

A MIA MOGLIE

Per celebrare la moglie, Saba sceglie una strada insolita: la paragona a vari animali di cui mette in luce le qualità. La donna amata è quindi come una cagna fedele e gelosa, come una "bianca pollastra superba", ecc.

La lirica è tra le più famose di Saba, perché è tra le più felici e le più rappresentative della sua produzione. Saba si accosta alle cose e alla vita nei suoi aspetti più usuali e ne sa scoprire e cogliere l’intimo significato. Questa lirica è percorsa da un senso del vivere che ha i toni di una saggezza antica, biblica e una freschezza di impressioni propria di un animo infantile.

La poesia provocò, appena conosciuta, allegre risate; pareva strano che un uomo scrivesse una poesia per paragonare sua moglie a tutti gli animali. Suscitò un po’ di scandalo, ma l’intenzione non era questa: essa ricorda la poesia religiosa, fu scritta come si reciterebbe una preghiera. Sembra però una poesia infantile, se un bambino potesse sposarsi e scrivere una poesia per sua moglie, scriverebbe questa.

TRIESTE

Il poeta da una visione di Trieste da un punto di vista panoramico, mentre pensa al travaglio della sua vita.

Trieste e una donna si intitola la raccolta nella quale Trieste e Lina assumono per la prima volta il loro inconfondibili aspetti; sono amate per quello che hanno di proprio di inconfondibile... Trieste è la prima poesia di Saba che testimonia la sua volontà di cantare Trieste proprio in quanto Trieste e non solo in quanto città natale.

La descrizione del fascino di questa città non è fatta con l’animo del visitatore, non è una pagina di un giornale di viaggio, ma vibra del commosso affetto di chi vive in questa città, la sente sua e trova in essa il cantuccio a lui adatto, alla sua vita pensosa e schiva. Trieste diventa addirittura espressione e proiezione dello stato d’animo del poeta, alla "grazia scontrosa" della città fa riscontro la "vita pensosa e schiva" del poeta. Il soggettivo e l’oggettivo si identificano con assoluta fusione lirica.

CITTÀ’ VECCHIA

Città vecchia è una lirica che va considerata come un’esemplare realizzazione di una costante della poesia di Saba: l’immettere la sua vita nella vita di tutti, essere come tutti gli uomini di tutti i giorni.

E’ un viaggio attraverso la città, attraverso il male che c’é nella vita; scopre la presenza di Dio. Qui la cordiale rappresentazione di un angolo popolare di Trieste non cade mai nel populismo - è il pericolo connaturato a temi simili - perché il poeta non si china paternalisticamente su quel mondo, ma ci vive dentro, lo sente come un mondo popolato da creature simili a lui.

POESIE SCRITTE DURANTE LA GUERRA

L’autore stesso ha dato un esatto giudizio di questa raccolta quando afferma che esse stanno ai Versi militari come "rose di carta a rose naturali" e, nello stesso capitolo della Cronistoria, conclude che, nella gran maggioranza, testimoniano una lacuna o un vuoto d’aria.

Questo spiega perché, mentre il primo Canzoniere ne conteneva ventiquattro, il secondo ne abbia solo otto. Di queste otto poesie rimaste, le migliori sono le più brevi; le altre rievocano momenti di vita militare e figure di soldati, creature di semplice cuore, presentate con autentico e commosso realismo.

 

ULISSE

Il titolo è significativo, rimanda alla tradizione classica. Ulisse vuole avere tutte le esperienze e conoscere la vita. Ulisse è come Saba; la poesia è simbolica, rappresenta una situazione reale ma simboleggia la ricerca dei perché dell’esistenza e delle risposte al dolore della vita di ogni uomo.

Saba ha ancora voglia di navigare, è un viaggio attraverso la conoscenza, viaggio al fondo dell’esistenza. Il dolore è comune a tutti, uomini e animali, anche se il poeta non lo accetta e cerca le risposte ai perché della vita.

Il poeta chiama conformisti chi non si accorge dei disagi della vita (rappresentano i "sani" di Svevo). E’ una poesia onesta, che corrisponde alla verità.

AMAI

In questi pochi versi Saba ha saputo cogliere, con la sua consueta semplicità, le ragioni retrospettive della sua poetica, offrendone un bilancio complessivo.

La distanza temporale è sottolineata dall’uso del passato remoto, che viene tuttavia recuperato al presente dall’analoga posizione e funzione di "Amo"; quest’ultimo verbo, introducendo i due versi finali, stabilisce una precisa linea di continuità che unisce la ricerca poetica e le scelte di vita. Nel testo questi momenti vengono affrontati separatamente; la prima strofa riguarda in particolare la forma poetica, il linguaggio composto da parole semplici e comuni, la musicalità dei versi basata su rime elementari.

C’é anche un’orgogliosa affermazione di anticonformismo, per il coraggio di aver compiuto una scelta non tentata da altri e per essere riuscito originale nel suo difficile tentativo. La strofa centrale si riferisce ai contenuti essenziali della poesia, alla ricerca di una verità nascosta, che occorre scoprire al di sotto delle apparenze superficiali, con uno sforzo di sincerità e di chiarificazione che comporta spesso dolore e paura.

Il discorso riguarda il cuore ed esprime un impegno soprattutto morale, in quanto il dolore rende amica anche la verità più dura; per Saba non c’é amore senza dolore, tanto che il "doloroso amore" costituisce l’essenza della vita. Ma la vita è anche una fonte insostituibile di gioia e di consolazione, come risulta dai due versi conclusivi, che si riferiscono direttamente al lettore ("Amo te che mi ascolti"), per renderlo partecipe di un’esperienza che resta comunque preziosa.