Antisemitismo per immagini
Come ogni regime di massa moderno - e il nazismo degli anni Trenta lo è certamente - lo Stato nazionalsocialista cura, in maniera ossessiva, l'accrescimento del consenso all'interno della società tedesca.
Tale esigenza mira a travasare nel popolo tedesco quelli che sono i fondamenti razziali della visione del mondo nazionalsocialista, fondamenti che costituiscono l'ossatura ideologica profonda del movimento, vera visione alternativa del mondo rispetto alla tradizione cristiana occidentale contro la quale, pure, Hitler, sebbene disprezzandola, non volle mai schierarsi apertamente.
Nata da un fondo ideologico comune assai diffuso nella società tedesca tra Ottocento e Novecento, la struttura ideologica razziale del nazismo - pur tra incoerenze consapevoli degli stessi protagonisti e difficoltà di realizzazione pratica nella plasmazione di un nuovo uomo tedesco - è capace di superare le velleitarie posizioni völkisch da cui muove durante gli anni Venti, sino a creare un background comunemente accettato negli anni del regime.
Per quanto, infatti, gli innumerevoli teorici e scrittori völkisch avessero tratteggiato in maniera tanto emotivamente efficace e teoricamente astratta quanto politicamente inerte lo stereotipo della minaccia ebraica al sangue tedesco, altrettanto lo Stato nazionalsocialista seppe tralasciare, anche sconfessandole ufficialmente, le indecidibili questioni sull'esistenza di una razza tedesca o di una razza "nordica" opposte ad una razza "ostica" o "levantina", a favore di un pensiero razziale fatto di immagini chiare nella loro superficialità, rassicuranti nella loro comprensibilità da parte dell'uomo della strada e che trovò progressivamente una realizzazione nella selezione del popolo tedesco che giunse progressivamente sino a i campi di sterminio.
Accanto, dunque, alle tappe istituzionali e ben consciute dell'antisemitismo di Stato, quella che si vuole qui illustrare con una piccola raccolta di immagini, è la storia di come il pensiero razziale nazista, si sia insinuato quotidianamente nella vita della società tedesca, esprimendosi in manifesti, quadri, opuscoli, riviste che, al di là di quelle che pur sono - nei diversi esponenti nazisti - visioni in realtà diverse del medesimo problema razziale, contribuiscono a formare un quadro che, forse, si potrebbe definire tipico della comunicazione in una società avanzata di massa dove ciò che conta non è la fondatezza del messaggio ma la chiarezza e la continuità con la quale questo giunge ai suoi destinatari trasmettendo solamente i contorni generali di un obiettivo unitariamente identificante e nazionalmente rassicurante perché carattaerizzato da un'aria di famiglia della cultura völkisch ma che nel caso del nazismo, come notava già nel 1934 Emmanuel Levinas in Alcune riflessioni sulla filosofia dell'hitlerismo, non si opponeva solamente a questo o quel punto particolare della cultura cristiana e liberale, [che non metteva in gioco] questo o quel dogma della democrazia, del parlamentarismo, del regime dittatoriale o della politica religiosa, [ma che chiamava in causa] l'umanità stessa dell'uomo.
Giornata della memoria 30/1/2002
Prof. Roberto Romagnoli
docente di storia classe 5 D Liceo scientifico G. Torelli - Fano